EVANGELIZZAZIONE



In margine al Sinodo

 

Mons.Pierre-Marie Carré, Segretario speciale  del Sinodo per la NUOVA EVANGELIZZAZIONE.

 

In margine al Sinodo,abbiamo avuto la gioia di avere a tavola con noi .mercoledì 17 ottobre, Mons. Pierre Marie Carré, che è stato vescovo di Albi , attualmente è  Arcivescovo di Montpellier e partecipa al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione come Segretario speciale.  Certamente è  stato richiamato il ricordo della beatificazione di Emilie e il processo attualmente in corso per la  sua canonizzazione.

 

Mons.Pierre Marie Carré è l’unico francese e l’unico francofono del gruppodi lavoro suddiviso sui 5 continenti, gruppo costituito, da Papa Benedetto XVI. Il suo compito è quello di appoggio al Relatore,il cardinal Donald William Wuerl,arcivescovo di Washington, nella sintesi degli interventi,e poi nelle elaborazione delle proposte di azioni concrete  sottoposte al Sinodo e infine nella presentazione degli emendamenti presentati.

 Due sono, a suo parere ,le due sfide maggiori: la prima . la necessità  di un rinnovamento interiore di ogni battezzato,unito ad un invito alla formazione  cristiana . La seconda deve consistere “in un modo diverso di rivolgersi all’altro”,specialmente su questioni esistenziali (Morte, male). Egli sottolinea che non ci sono ricette magiche, e non si tratta neppure di squalificare ciò che si è fatto prima”. Per Mons. Carrè  la Nuova Evangelizzazione riguarda tutti,”è Cristo,con lo Spirito Santo , che evangelizza. 

 

Parola di un esperto- 

 

La prima settimana del Sinodo  fatta di ascolto ha manifestato un grande bisogno di attenzione allo Spirito Santo.  I padri sinodali hanno veramente aperto i loro cuori alle centinaia  di condivisione ascoltato. L’acqua della piscina è agitata. Ci si interroga su che cosa sia la Nuova Evangelizzazione..Si  rimette in questione l’espressione stessa di “trasmissione della fede”. Perché per alcuni la fede non si può trasmettere. Si rimette  alla luce  la necessità di vedere la parrocchia come una comunità di comunità cristiane di base; o ancora una comunità   di persone che hanno incontrato personalmente Gesù Cristo e che diventano missionarie.  Si chiede una pastorale che sia attenta alle persone. Soprattutto  alle famiglie per aiutarle a costruirsi come”chiese domestiche” o per sostenerle quando sono monoparenterali. Alcune voci  insistono affinchè i laici trovino nella Chiesa  il loro posto non come “collaboratori”,ma come corresponsabili(citando così il Papa stesso:Benedetto XVI, 10 agosto 2012) . Si richiede l’istituzione ai catechisti (uomini e donne ) come

Ministri nella Chiesa. Il ruolo della donna  a tutti i livelli della vita della Chiesa ritorna come un salto storico da operare,perché se non ci saranno delle donne felici,riconosciute nel loro essere proprio e fiere di appartenere alla Chiesa non ci sarà una nuova evangelizzazione(Monsignor Léonard). Insomma  gli interventi vanno dai problemi pastorali o istituzionali,alle riflessioni teologiche più sofisticate per raggiungere talvolta  delle sommità di mediazione spirituale sulla chiesa nel mondo in questo tempo..

Ed è giusto che sia così: viviamo nella memoria del  concilio Vaticano II°(1962-20129 di cui i 50 anni sono stati commemorati giovedì 11 ottobre. Era commovente vedere il Papa BenedettoXVI,l’arcivescovo  di CanterburyPrimate Anglicano Rowan Williams e il Patriarca Bartolomeo I° delle chiese  ortodosse prima insieme alla Eucaristia  e poi alla cena offerta dal Papa. Mangiare insieme significa riconoscersi compagni, costituisce cioè un grande passo verso la comunione fraterna, verso la volontà  del Signore “ut unum sint” (Gv 17)

 

Messaggio del Papa Benedetto XVI al Forum Internazionale dell’ Azione Cattolica (FIAC) –10 agosto 2012

“La corresponsabilità esige un cambiamento di mentalità ,in particolare riguardo al ruolo dei laici nella Chiesa, che devono essere considerati non come “collaboratori del clero, ma come persone realmente “ corresponsabili” dell’esistenza e dell’azione della Chiesa.

Di conseguenza è importante che si rafforzi un laicato maturo e impegnato, capace di portare il proprio contributo specifico alla missione  ecclesiale, nel rispetto dei ministeri e dei compiti che ciascuno ha  nella vita della Chiesa e sempre in comunione cordiale con i vescovi”