Missione itinerante delle Suore Blu


 

Missione itinerante delle Suore Blu

Isola della tartaruga –Haiti

 

       Mentre a Castres le nostre Suore Capitolanti cercano di discernere gli appelli di Dio per i cinque prossimi anni, (missione itinerante,animazione…), noi ad Haiti siamo in movimento alla scoperta del Popolo Haitiano nell’ Haiti profondo. La comunità delle Suore, tutte brasiliane in questo momento:Rosa ,Antonia e Izabete, dal 2 al 28 aprile 2013, si sono recate nell’Isola della Tartaruga, nel Nord di Haiti, passando attraverso la città di Port de Paix ,a sei ore di distanza da Port au Prince.

 

Fratel Antonio ci ha invitate perché lo aiutassimo a far ripartire il Centro Sociale delle Donne.Nostro scopo era quello di aiutare le donne ad impegnarsi per ritrovare nel lavoro sociale un mezzo per sopravvivere. Scoraggiate per le precedenti esperienze , avevano abbandonato i loro impegni lasciando vuota una bella struttura che era stata costruita per e con loro.

Fratel Antonio (missionario spagnolo in missione ad Haiti) avendo conosciuto il lavoro sociale che le Suore Blu svolgono a Cazeau , pensa che si possa attuare anche qui un cammino di collaborazione.

 

Ci impegniamo,felici di scoprire una nuova realtà.

Lungo il percorso abbiamo osservato grandi piantagioni di mais , banane, riso , alimenti base per gli abitanti del Nord di Haiti. Le strade del posto sono state ricostruite da poco,ma fino a Gonaive, Città dell’Indipendenz; poi si prosegue con strade in terra battuta. Era già quasi notte quando ci siamo trovate davanti ad un fiume di acqua corrente a causa delle forti piogge della vigilia. Bisognava attraversare il fiume per riprendere la strada. Le macchine aspettavano che si abbassasse il livello dell’acqua…Il nostro autista decise di attraversare mentre suor Isabete pregava S.Giuseppe di darci una mano. A Port de Paix siamo amabilmente accolte dai Fratelli delle Suole Cristiane con i quali collaboriamo.

 

Il giorno dopo arriviamo all’isola della Tartaruga attraversando il braccio di mare che la separa dalla terra ferma , L’isola ha circa 40 mila abitanti.

Il paesaggio è una meraviglia di bellezza, ma I bambini per andare a scuola percorrono chilometri di strada a piedi salendo su per la collina.La semplicità e la gioia di vivere si legge nello sguardo delle persone che incontriamo e che si mostrano molto accoglienti. Abbiamo potuto vedere come preparano il Kasav, nutrimento base con farina di manioca, : sono queste una specie di grandi crepes, che tagliano e mangiano con una pasta di arachide (Mambà)

 

Le grandi difficoltà per gli abitanti dell’isola sono : l’acqua e le strade che sono veramente impraticabili. Per questo nell’isola esistono solo una decina di macchine, molte moto e un cavallino che trasporta le mercanzie partendo dal porto. Abbiamo visto uomini sudare nel trasportare sulla testa sacchi di cemento….Occorre una grande forza di volontà ed energia per superare gli ostacoli della strada.   La maggior parte delle persone va a piedi, felici e molto vicine a noi..Abbiamo fatto ottimi incontri perché le persone sono molto aperte

 

Una sera siamo scese con Fratel Antonio e i ragazzi fino alla sorgente per far rifornimenti di acqua. Un’ ora di cammino fra   pietre, piante selvatiche e i banani che nascono spontaneamente. Ogni ragazzo ha un secchio o un bidone per far il rifornimento di acqua per la giornata. Nell’isola ci sono solo due sorgenti di acqua potabile per tutti gli abitanti. La maggior parte delle famiglie vive con l’acqua piovana raccolta.. I ragazzi risalgono tranquillamente con il secchio pieno sulla testa. Una di noi ha cercato di aiutare un ragazzo prendendo il suo secchio, ma dopo un quarto d’ora non riusciva più ad avanzare…

           Antonia è riuscita a costruire un clima di fiducia con le donne nella ricerca di collaborazione. Ha condiviso con loro le sue conoscenze di ricamo e anche la strada che ha trovato in Europa dove vendere i loro lavori.

           Rosa le ha aiutate con la sua presenza attenta ai loro bisogni e con un grande interesse per ciascuna. Lei sa scoprire i bambini soli, in situazioni di sofferenza, per aiutarli a ritrovare il sorriso. Una bambina era stata mandata via dalla scuola perché non aveva finito di pare la somma annuale richiesta per la scolarità . Rosa , commossa, percorre con lei due chilometri di strada per visitare la famiglia e conoscere la realtà. Grazie all’apporto di un benefattore, consegna alla mamma 500 goudes e dal giorno dopo la bambina ritorna a scuola.

 

             Izabete interviene attualizzando le Forze Vitali con il metodo dell’ accostamento proprio della Formazione Umana Integrale. Rapidamente scopre il motivo dello scoraggiamento delle mamme Le sfide che esse si trovano davanti sono troppo grandi per loro che non hanno i mezzi necessari per affrontarle. Rosa le aiuta a scoprire ciò che ,per loro, è importante , E’ stato poi fondamentale scegliere una sola attività. Per questo dovrebbero rinunciare a voler fare tutto e cercare un lavoro che possa aiutarle nell’auto- finanziamento famigliare. Si viene così a creare un Atelier di ricamo. Avendo uno sguardo più chiaro sulla situazione , con i tessuti e i cotoni che Atonia aveva portato con sé , si sono messe subito al lavoro con una tovaglietta .Crediamo anche che il situarsi nel tempo, con la possibilità di vendere il loro prodotto finale per poter avere un po’ di denaro per le proprie necessità, abbia dato loro modo di conoscere che cos’è un Progetto Collettivo di Azione Sociale, apportando un po’ di speranza alle donne. Il fatto di interessarsi alla loro persona ed a ciò che già fanno, ci ha permesso di creare un clima di fiducia per stimolare il loro impegno sotto lo sguardo attento di Suor Zita che le accompagnerà sul posto.

 

Che dirvi del nostro ritorno? E’ stata una traversata indimenticabile! Il vento soffiava forte e il mare era agitato,Il “buon vento” trascinava il battello che avanzava rapidamente.Per seguire il vento, il battello si è quasi rovesciato e noi eravamo in preda alla paura. Izabete crede prossima la sua fine quando vede l’acqua entrare nel battello .. I profondi respiri, le contrazioni ,le decontrazioni l’hanno aiutata a prendere la decisione di sbarazzasi della sua borsa per far sì che il corpo fosse pronto a lasciarsi portare a filo d’acqua in caso di incidenti… Antonia da parte sua invocava “Gesù, nel caso che Lui dormisse, ricordandogli che eravamo là… Alla fine la scelta fatta di credere in Dio e nelle braccia degli Haitiani ci condusse alla pace.   Buon vento e pericolo camminano insieme! C’erano otto uomini che gridavano nel tentativo di riequilibrare il battello regolando la posizione delle vele e dei pesi con delle sbarre di ferro. Tutti abbiamo vissuto la grande paura e desideravamo fortemente il momento dell’arrivo perché il pericolo era reale.

 

         45 minuti dopo arrivavamo nel porto di Port au Prince! Giunto il momento di scendere, Antonia non aveva il coraggio di allungare la gamba tanta era la sua paura , anche perché il battello non era molto vicino al molo. Un grande Signore Haitiano, vedendola ferma e immobile, va dietro di lei,la prende nelle sue braccia e, con un passo, scavalca il bordo e la depone terra . Abbiamo riso allora a crepapelle..Anche Dio ci prende nelle sue braccia….

         Prima di ritornare a Port- au- Prince abbiamo visitato l’orfanatrofio , la Scuola delle Suore Lassaliane e la Famiglia Myriama, una visita per salutare il vescovo e conoscere la Cattedrale servendoci della moto-taxi, sempre in compagnia di fratel Antonio che aveva organizzato la Missione .Conoscere le radici culturali e i bisogni di questa Regione è importante per la nostra missione. Una volta ancora avvertiamo l’urgenza dei “Secouristes de Paix” per uno sviluppo sociale duraturo.

                        

                                                             Izabete Dal Farra CIC

 

Port-au-Prince 09/05/ 2013